
Grazie, BonusX
Non si chiude mai un capitolo per davvero. Si smette di scriverlo, e il resto lo fa la memoria.
Ieri era il mio ultimo giorno in BonusX. Avrei ancora tanto da dire, da imparare, da insegnare. E forse è proprio questa la sensazione più onesta che riesco a descrivere: non quella di chi ha finito, ma di chi sa che è il momento di andare.
Tre anni. Tre anni di fuoco, in tutti i sensi. Momenti da ricordare, momenti da dimenticare, e quella zona grigia in mezzo dove le cose non sono né belle né brutte, sono semplicemente formative. Momenti che ti plasmano senza chiedere il permesso e che, alla fine, ti rendono la persona che sei.
Non sono bravo con gli addii. Non lo sono in spagnolo, non lo sono in italiano, e non lo sono neanche in inglese. Quindi non farò un addio. Farò qualcosa che mi riesce meglio: una riflessione. Onesta, diretta, senza fronzoli. Come piace a me.
Tra la burocrazia e le persone
Per chi non la conosce, BonusX è una di quelle startup che quando la spieghi a qualcuno, la prima reazione è sempre la stessa: "Ma perché non esisteva già?"1. La risposta è semplice: perché la burocrazia italiana è un labirinto disegnato da veri maestri del caos, e nessuno prima aveva avuto il coraggio di trasformarla in qualcosa di realmente accessibile.
Il dato è questo: circa 1 italiano su 2 che ha diritto a un bonus, a un'agevolazione, a un supporto economico, non lo richiede2. Non perché non ne abbia bisogno. Perché non sa che esiste, non sa come chiederlo, o semplicemente si arrende davanti a moduli, SPID, CAF, code infinite e terminologia incomprensibile.
BonusX ha preso questo problema e lo ha trasformato in una piattaforma. Oltre 620 prestazioni disponibili3: ISEE, dichiarazione dei redditi, NASpI, Assegno Unico, bonus casa, e centinaia di altre. Tutto guidato, tutto semplificato. Fondata nel marzo del 20202, nel mezzo di una pandemia, in un incubatore del Politecnico di Milano, con l'idea che la tecnologia potesse fare da ponte tra lo Stato e i cittadini.
600.000 utenti. Oltre 110 milioni di euro di benefici sbloccati. 137.000 ore risparmiate2. Non sono numeri da slide di presentazione. Sono persone che hanno pagato l'affitto, famiglie che hanno ricevuto l'assegno per i figli, lavoratori che hanno ottenuto la NASpI a cui avevano diritto. Ogni numero ha un volto.
E io, per tre anni, ci ho messo le mani dentro quei numeri.
Tre anni di fuoco
Tre anni in una startup sono un'eternità. Chi lavora in questo mondo lo sa. I cicli sono compressi, le priorità cambiano ogni settimana, e quello che hai costruito ieri potrebbe essere irrilevante domani.
Ma "tre anni di fuoco" non è solo un modo di dire. È la descrizione più accurata che ho. Fuoco come energia, come urgenza, come quella fiamma che ti tiene sveglio perché sai che quello che stai facendo conta. E fuoco come bruciature: i momenti difficili, le discussioni accese, le scelte sbagliate, i deploy che non dovevano andare in produzione un venerdì sera.
Sono arrivato che ero un senior con le sue certezze. Me ne vado che sono un senior con le sue domande. E questo, paradossalmente, è la cosa migliore che potesse succedermi.
In BonusX il tuo codice decide se una madre single riesce a completare la richiesta per l'Assegno Unico o se abbandona il processo al terzo step perché non capisce cosa le viene chiesto. Non stai ottimizzando per le metriche. Stai ottimizzando per la dignità delle persone.
Ho imparato che il codice migliore non è quello più elegante, ma quello che risolve un problema reale per una persona reale. Che il debito tecnico non è sempre il nemico: a volte è il prezzo ragionevole per dare a qualcuno il suo bonus prima della scadenza. Che bisogna scrivere codice che deve durare, non codice che deve impressionare.
Una "Startup Innovativa a Vocazione Sociale". Non è solo un'etichetta legale. È una dichiarazione d'intenti.
La contaminazione reciproca
Ho lavorato con circa trentacinque persone. Trentacinque modi diversi di pensare, di risolvere problemi, di vedere il mondo. E la cosa più preziosa che porto via non è una competenza tecnica. È il risultato di quella che mi piace chiamare contaminazione reciproca: quel processo per cui lavori con qualcuno abbastanza a lungo da assorbirne i punti di forza, e magari, se sei fortunato, lasciargli qualcosa dei tuoi.
Ho imparato da chi sa trovare compromessi tra il business e il prodotto. Da chi ha il coraggio di puntare su approcci nuovi, argomentando sempre in modo che tutti possano comprendere. Da chi tiene in piedi le cose quando tutto sembra crollare. Da chi fa il lavoro invisibile, quello che nessuno celebra finché non smette di essere fatto.
Dal profondo del mio cuore, mi auguro che avremo ancora l'occasione di contaminarci a vicenda. Perché tre anni non bastano. Non bastano mai.
Da straniero
C'è un aspetto di questi tre anni che non posso ignorare, ed è quello personale. Non sono nato in Italia, vengo dalla bellissima Colombia. Lo dico sempre, lo ripeto ovunque, non perché sia una medaglia, ma perché è il filtro attraverso cui vedo tutto.
Lavorare in una startup italiana che aiuta le persone ad accedere ai propri diritti, essendo io stesso uno straniero che ha dovuto navigare la burocrazia italiana dall'altra parte del bancone — è stata un'esperienza con un sapore tutto particolare. Conosco la frustrazione di un modulo incomprensibile. Conosco l'ansia di una scadenza burocratica che si avvicina. Conosco la sensazione di non capire una parola in un documento legale e di non sapere a chi chiedere.
Questa empatia non si impara. Si vive. Si porta dentro come si porta l'accento quando parli una lingua che non è la tua. Non scompare mai del tutto. E a volte, nei momenti giusti, diventa un vantaggio.
E forse è proprio questo che ha reso il mio lavoro più significativo in BonusX. Non perché sia un ingegnere migliore di altri. Ma perché sapevo esattamente come si sente la persona dall'altra parte dello schermo.
Gabriel García Márquez scriveva in Vivir para contarla4 che "la vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla". Di BonusX ricorderò il senso. Il senso di fare qualcosa che conta. Il senso di appartenere a un progetto più grande del mio ego. Il senso di svegliarmi la mattina sapendo che quello che avrei costruito quel giorno, forse, avrebbe aiutato qualcuno a vivere un po' meglio.
Non smetterò
Non smetterò di scrivere codice. Non smetterò di contribuire all'open source. Non smetterò di migliorare AIt (il mio alter ego digitale, per ora in pausa — ma non per sempre).
Non smetterò di farmi domande. Su dove sta andando la tecnologia, su cosa stiamo costruendo e per chi, su quale sia il confine tra progresso e irresponsabilità.
E, soprattutto, non smetterò di imparare.
Al team: grazie per avermi sopportato. Per le review oneste, per i confronti accesi, per le soluzioni trovate insieme. Siete bravi. Continuate a esserlo.
A BonusX come idea, come progetto, come missione: grazie di tutto. Hai dimostrato che la tecnologia può essere al servizio della dignità umana. Che un'app può cambiare la vita di una persona. Che scrivere codice può essere un atto politico nel senso più nobile del termine.
Tre anni fa sono entrato come un ingegnere che scriveva software.
Oggi esco come un ingegnere che sa perché lo scrive.
E quello, nessun refactoring potrà mai cancellarlo.
Avrò sempre uno spazio per voi nel mio cuore.
Riferimenti
Milano, 28 febbraio 2026
Footnotes
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Sifted.eu, "Milan's BonusX raises €3.2m to take on Italy's benefits bureaucracy," https://sifted.eu/articles/bonusx-raises-italy-benefits-bureaucracy-news/ ↩
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BonusX Official, "Missione e valori," https://bonusx.it/missione-e-valori/ — Include: la statistica "1 italiano su 2", data di fondazione (marzo 2020 presso l'incubatore del Politecnico di Milano), e metriche di impatto (700mila utenti, €110 milioni di benefici, 137mila ore risparmiate) ↩ ↩2 ↩3
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BonusX Official, "Panoramica piattaforma," https://bonusx.it/ ↩
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G. García Márquez, Vivir para contarla. Diana, 2002. ↩